Paolo Mieli, lasciando la direzione del Corriere, scrive un editoriale di speranza, evidenziando i segnali che mostrano un rallentamento delle negatività e nuovi stimoli che giungono da diverse parti del pianeta.
Ciò che non significa la fine della crisi globale che ci attanaglia, bensì il segnale di un avvio di inversione di tendenza. Comunque questa crisi, non ancora finita, sta producendo anche qualche positività che, speriamo, possa trovare conferma nell’immediato futuro.
Si deve considerare positiva, ad esempio, la presa di coscienza collettiva che il mercato, senza regole etiche, non è capace da solo di regolarsi e che la finanza non è utile se non è di supporto all’impresa ed alla produzione.
Si deve considerare positiva, nel mondo che interessa questa rubrica, la crisi del mercato immobiliare, anch’esso interessato da una bolla speculativa cui non è estranea, anzi, la finanza. Crisi che dovrebbe riallineare i valori degli immobili a dati oggettivi di qualità. Se, come stà accadendo, si fermano i cantieri-mostro degli Emirati arabi, se si ferma l’edificazione bulimicamente a tappeto in Spagna, se si smetterà di costruire edifici inutilmente sempre più alti, se si penserà a finanziare infrastrutture piuttosto che edge-found, la crisi sarà stata difficile ma utile.
Altrettanto positiva è l’aumentata consapevolezza che non possiamo continuare a consumare scriteriatamente energia fossile e dobbiamo spostarci sulla eco-rinnovabilità. e quindi, come ha ricordato recentemente Jeremy Rifkin, ripensare, riqualificare, ricostruire interi pezzi di città, pensando alla qualità globale delle sue parti che è estetica, tecnologica, ambientale. A maggior ragione se questo modus-operandi conduce verso un riuso più efficiente di territorio già urbanizzato senza altro maldestramente sprecarne.
Più che positiva se è servita ad evidenziare l’insostenibilità economica di procedure e normative frutto di una concezione dello Stato che autoalimenta la propria burocrazia, che è fatta più per dare posti di lavoro e di comando a molti clientes che servizi alla Società ed al mondo del lavoro.
Sarà questo, almeno in Italia se opportunamente studiato e sviluppato, uno dei punti di forza del cosiddetto Piano Casa, che è piuttosto un piano per l’edilizia, frutto del recente accordo Stato-Regioni. La semplificazione, io la chiamerei meglio razionalizzazione, delle procedure autorizzative, se non sarà annacquata nelle singole legislazioni regionali e sarà accompagnata da norme chiare, incontrovertibili, ben organizzate, eliminerà una serie di costi significativamente tanto inutili quanto esosi. Potrà servire a far chiarezza e ridare dignità, quindi responsabilità, alle professioni tecniche, ridotte in Italia a facile bersaglio da parte di chi invece dovrebbe occuparsi di cose ben più importanti, e ridotte anche a applicare leggi tanto farraginose quanto variamente interpretabili, che nulla hanno a che fare con la vera qualità dell’ambiente, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se servirà a spingere, ad esempio lo Stato e la nostra Regione, a varare finalmente una Legge sul Governo del territorio che consideri questo nella sua globalità e non scollegata sommatoria delle sue varie articolazioni, da utilizzare, da una parte o dall’altra, per fare inutili catastrofismi i cui effetti sono più pericolosi delle azioni stesse.
Questo ed altro di positivo potrà produrre questa crisi e se così sarà, sarà stata salutare.







