Che in certi ambiti tecnico-politici le libere professioni non siano particolarmente amate è cosa notoria e della quale ci siamo, quando necessario, occupati.
Che la speculazione politica sia ormai arrivata a livelli di spregiudicatezza che rasentano l’irresponsabilità è, purtroppo, un dato con il quale sempre più spesso dobbiamo fare i conti.
Che cos’è infatti, se non spregiudicata speculazione politica, il battage montato dall’Antitrust sulle pretese “caste” del mondo libero professionale?
Spregiudicatezza, per giunta pagata con i soldi di tutti i contribuenti, che fà sostenere all’ineffabile Catricalà, malgrado la Legge Bersani, malgrado l’abbattimento dei compensi, specie nel mondo delle opere pubbliche, che è ampiamente entro i limiti del becero sfruttamento, malgrado l’immissione sul mercato di un numero spropositato di professionisti (ma possiamo definirli veramente liberi ?) per la stragrande maggioranza condannati all’incapienza senza tutele, malgrado il fallimento (ampiamente prevedibile e previsto) dei sistemi di pubblicità da nessuno ostacolati, che le categorie professionali, tutte le categorie professionali, siano arroccate su posizioni di strenua e “colpevole” difesa di privilegi, derivati da “una regolamentazione normativa che attribuisce ingiustificati privilegi a 13 categorie professionali, vere e proprie 'caste'.”
Ora, ci si aspetterebbe da un Organo di garanzia quale dovrebbe essere l’Antitrust, un minimo di obbiettività e precisione. Specie quando si spendono fondi pubblici per una pretesa “indagine” durata due anni. E quale obbiettività si può riscontrare quando si afferma che “tutti” gli Ordini creano ostacoli all’accesso al mercato dei giovani professionisti, non dicendo che, per esempio, la quasi totalità dei neolaureati in Ingegneria ed Architettura superano l’esame di Stato e che subito dopo, se vogliono, possono iscriversi all’Ordine, come prova l’incremento esponenziale, che non trova riscontro in nessuna parte del mondo, del numero dei cosiddetti professionisti. Quale obbiettività può riscontrasi quando l’Antitrust non considera che, secondo un’indagine del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, i compensi pattuiti per le opere pubbliche subiscono decurtazioni che vanno dal 90 al 50 percento. Altro che difesa di privilegi!
L’Antitrust non si pone il problema che siffatto stato di cose porterà, a breve, ad un abbattimento della qualità delle prestazioni, già non elevata anche a causa di un sistema normativo folle, e all’impossibilità dei professionisti di perseguire i necessari processi di ricerca, aggiornamento ed innovazione, motore del Paese.
L’Antitrust non si pone il problema che il sempre crescente numero di professionisti, cui non è dovuto nemmeno il minimo vitale, graverà su un sistema contributivo-previdenziale che non disporrà più di adeguate risorse, derivate dai versamenti che questi fanno sulla base di guadagni progressivamente falcidiati.
Tutto questo con la foglia di fico delle direttive europee: direttive che, al contrario, espressamente configurano il diritto, per i cittadini d’Europa, ad un ambiente ed un’architettura sostenibile e di qualità; direttive che prevedono come possibili, anzi auspicabili, tariffe controllate per i servizi che hanno rilevanza pubblica.
Tutto ciò può accadere in Italia perchè la Politica ha abdicato al suo ruolo, asservendolo ad interessi questi sì di bottega, vendendo fumo. Ma di quello tossico!







