Quando tira la cazzuola tira tutta l’economia: lo sà anche il Governo che stà studiando un piano per far ripartire gli investimenti in questo settore. Il problema è far sì che sia sviluppo buono.
Le indiscrezioni su quanto si appresta a fare possono mostrare qualche criticità, tuttavia questi provvedimenti possono dare finalmente risposta ad una serie di istanze e problemi da anni evidenziati.
Il primo riguarda la bassa qualità e la vetustà tecnico-funzionale di gran parte del nostro patrimonio edilizio. Solo chi ha svenduto l’intelligenza alla ragion-politica (?) può inveire contro l’idea di favorire processi di rinnovamento urbano attraverso la demolizione-ricostruzione di edifici obsoleti, rinnovamento che si è sempre scontrato con difficoltà burocratiche e costi notevoli. L’idea di incentivare questo processo con un bonus di cubatura francamente mi sembra buona, anzi tardiva. A maggior ragione se, ad essere più incentivata è la sostituzione edilizia che ricorra ad una progettazione qualificata e rivolta verso l’eco-sostenibilità. A chi vi vede un ennesimo sacco del territorio bisogna ricordare che la possibilità di aumentare, in maniera ragionata, le quantità volumetriche con tecnologie virtuose e eco-sostenibili consentirà, in prospettiva, di migliorare la sicurezza e la qualità generale del patrimonio edilizio del Paese senza incremento delle emissioni, proprio per il maggior vantaggio conseguito nel ricostruire secondo principi eco-sostenibili. E anche quando in qualche caso ciò non avvenisse, comunque ricostituiremmo in maggior sicurezza e durabilità una parte del patrimonio edilizio che, complessivamente, riguarda l’ottanta percento degli italiani.
Il secondo è la garanzia della qualità e la certezza dell’investimento.
Quì le cose si fanno più serie perchè, riguardo alla qualità, mi chiedo come questa a larga scala potrà essere garantita quando questo tipo di interventi può essere gestito da una miriade di figure professionali di cui larga parte, senza nessuno voler offendere, non possiede la formazione necessaria, se non sul piano strettamente tecnico, sul piano etico-formale, sul piano dei riferimenti etno-antropologici, sul piano della storia e dell’evoluzione del pensiero architettonico. Per quanto riguarda la certezza dell’investimento, legata anche ai tempi di realizzazione, il dato si presenta ancora più complesso, tenuto conto della farraginosità delle norme italiane cui si somma una pletora di interpretazioni tecnico–giuridiche, spesso scoordinate anche all’interno della stessa magistratura: non a caso la materia edilizia ed urbanistica è sempre più appannaggio di giudici ed avvocati che non di architetti ed ingegneri. Allora come pensare che una semplice perizia giurata possa validare procedimenti che, nella quotidianità, richiedono diecimila passaggi e pareri, a volte tra loro contrastanti? E’ un pò come giocare alla roulette russa, non perchè progettisti preparati ed avvertiti non siano in grado di correttamente valutare l’ammissibilità di un intervento, ma perchè questa è sottoposta a soggettive interpretazioni, anche contro la logica e la volontà del disposto legislativo.
Quindi, se non vogliamo che invece di incrementare e migliorare il patrimonio edilizio si incrementi quello delle procedure giudiziarie, è bene che qualunque provvedimento sia chiaro, incontrovertibile e blindato proprio su questo piano; e molto, molto punitivo per i soliti furbi che, al solito, non mancheranno.







