Barak Obama ha detto che conta di contrastare la grave crisi che interessa gli States anche investendo nelle fonti energetiche rinnovabili; del resto da molto tempo quasi tutti i più autorevoli commentatori sono d’accordo sul fatto che lo sviluppo delle fonti rinnovabili è un fattore di crescita e sviluppo. Questo è vero, oltretutto ineludibile, sia nell’ottica di ridurre la dipendenza energetica dal petrolio, sia per ridurre il tasso di inquinamento globale del pianeta. E’ vero quindi il postulato che sviluppare le fonti energetiche rinnovabili porta ricchezza ed in questa logica si muove il PEARS, (Piano energetico ambientale regione siciliana) che giusto tra pochi giorni verrà presentato a Palermo. Piano tra l’altro ispirato da Jeremy Rifkin, ascoltato consigliere per le politiche ambientali della UE. Piano che, secondo le dichiarazioni di autorevoli esponenti della politica regionale, consentirà a tutti i siciliani di potersi dotare di fonti energetiche rinnovabili di svariato tipo, eolico, solare, da biomasse ecc., nella giusta logica della diversificazione e complementarietà. Tuttavia è bene porsi alcuni interrogativi: innanzi tutto è bene riflettere sul fatto che le energie rinnovabili non potranno sostituire del tutto la produzione di energia da combustibile più o meno tradizionale; ciò perchè le fonti energetiche naturali, il sole, il vento, per loro natura sono labili, cioè non possono garantire la loro continua efficienza perchè soggette alle variazioni delle condizioni climatiche quindi, poichè non si può scendere al di sotto della quantità energetica normalmente necessaria, questa, attraverso sistemi compensativi, deve essere garantita da fonti certe, quali gli idrocarburi o, più realisticamente nel lungo periodo, dal nucleare o dall’idrogeno;
Sul fatto, certo, che questi sistemi portano ricchezza e sviluppo, bisogna capire in che misura ed a chi. Nel caso della regione Sicilia, stando allo stato attuale delle cose, sono depositati presso gli uffici regionali, investimenti energetici per potenze cinque volte superiori alla potenza massima installabile e di questi piani solo una piccolissima percentuale è riferibile ad investitori siciliani; il resto appartiene a società e gruppi d’investimento del nord Italia quando và bene, altrimenti stranieri. Situazione che riguarda anche i produttori dei componenti necessari per la realizzazione degli impianti.
Come dire che rischiamo di riportare in questo campo quello che è successo per il petrolio. Cioè rischiamo concretamente di venir colonizzati, anche in questo settore, da gruppi che investiranno in Sicilia sfruttando le nostre risorse naturali, siamo la regione europea che gode di uno dei più alti valori di irraggiamento solare, lasciandoci forse una quota delle tasse pagate, ma porteranno fuori di quì la gran parte delle risorse ottenute. A noi resterà qualche euro di risparmio sul costo dell’energia, ma anche lo sfruttamento del suolo necessario per la realizzazione di questi impianti, ciascuno dei quali, specie l’eolico ma anche il solare di grande scala, necessita di estese superfici insediative. Vi è quindi il concreto rischio che un’altra nostra grande risorsa, il paesaggio, venga depauperata da questi insediamenti. Per valutare in che misura basta fare una passeggiata, per esempio, da Catania verso Vizzini constatando, de-visu, quale può essere l’impatto di un campo eolico sul nostro delicato paesaggio. Forse è il caso di rifletterci.







