Quasi tutti i più autorevoli commentatori, anche i politici, hanno individuato come una delle principali cause della crisi economica che il mondo stà vivendo, sia stata l’ eccesso di liberismo: sfrenato, senza regole morali, governato solo da una spregiudicata ricerca della convenienza economica, da raggiungere ad ogni costo.
Anche l’America di George W.Bush, e a maggior ragione quella di Obama, si è resa conto che il mercato è sì capace di autoregolarsi, ma ha bisogno di un quadro di riferimento basato su una visione più etica e meno mercantilistica.
Occorre quindi riscoprire ed investire su valori quali il merito, la capacità, la serietà, il rispetto:
rispetto e riconoscimento anche delle competenze. E’ qui che l’Italia, almeno per il settore che interessa questa rubrica, ma che è interesse generale, deve fare una seria riflessione.
L’azione di tutti gli ultimi governi, a prescindere dal colore, si è caratterizzata per una pervicace azione demolitoria degli ambiti di competenza e di eccellenza nel settore delle professioni tecniche.
Sull’onda di Tangentopoli è stato partorito un mostro, che si auto-alimenta e si rigenera in infinite versioni, quale la Legge Merloni che, con la scusa della trasparenza, ha istituito un sistema di accesso al mercato della progettazione di opere pubbliche basato su criteri di potenzialità economica, a scapito di quella progettuale, e si è affinato costituendo meccanismi che consentono quasi di confezionare bandi “su misura” per determinati soggetti .
Poi è stata la volta della frammentazione del sistema di studi con le lauree triennali e l’ulteriore spezzettamento delle competenze. Un sistema che ha certamente creato tante nuove cattedre, ma anche letteralmente “illuso” tanti giovani che, come evidente, non trovano poi adeguati sbocchi lavorativi, in un mercato più che competitivo, sprovvisti come sono delle necessarie competenze, salvo poi ad “arrangiarsi”, sfruttando alcune ambiguità sui titoli accademici e la superficialità o l’ignoranza dell’utenza, cosa che crea un impoverimento complessivo della qualità dell’offerta.
Vi è stato poi l’attacco alle tariffe minime “quasi obbligatorie” come se il garantire, almeno in determinate condizioni, un compenso decoroso agli esercenti di professioni delicate fosse una sorta di furto legalizzato. Mi chiedo perchè sia invece giusto, com’è giusto, garantire una retribuzione minima ai lavoratori dipendenti. Forse che il lavoro del professionista è meno lavoro degli altri?.
Adesso che è necessario investire in maniera sistematica nelle infrastrutture, nella riqualificazione architettonica, urbanistica e paesaggistica del nostro paese, che facciamo? con l’attuale sistema questo mercato sarà accessibile quasi esclusivamente ai soliti noti, e cioè a chi ha già affiancato i centri di potere politico-economico o vi fà organicamente parte; gli altri dovranno combattere con la stretta finanziaria, con la riduzione delle commesse, con la costante riduzione dei compensi.
E se Brunetta ha avviato il miglioramento dei servizi della P.A. certamente bisognerà velocemente rimettere mano all’infinita storia della semplificazione amministrativa, di quella legislativa, da tutti promessa e mai attuata. Inefficienza che costa molto, cui però è possibile dar soluzioni a costo zero, avvicinandosi con un pò di serietà ed pizzico d’umiltà.
Si sà l’Italia è il Paese dello stellone. Questa volta c’è bisogno che brilli a più non posso.







