L’organizzazione del territorio, fatta di molteplici elementi tra artificiali e naturali, raggiunge una sua identità anche attraverso la presenza di alcuni elementi ricorrenti, messi quasi a sistema; tra questi non vi è dubbio rivesta particolare importanza il sistema del verde .
La nostra terra, così come sostanzialmente l’intero meridione d’Italia, nel corso dei millenni ha innestato tra i suoi elementi vegetazionali peculiari le palme. Una casa siciliana, specie se della tradizione, ha nel suo cortile una Phoenix, cosi come molte piazze storiche sono contrappuntate da ardite Washingtonia; la riserva dello Zingaro, nel palermitano, è ricca di Chamaerops oltre che di carrubbi e macchia mediterranea.
Orbene questo patrimonio di palmacee, importante elemento nella caratterizzazione dei nostri ambiti paesaggistici, è oramai a rischio per l’azione di un coleottero, il punteruolo rosso, apparso per la prima volta in Italia nel 2004, ma la cui pericolosità era ben nota per gli effetti che aveva già dispiegato in altre regioni d’Europa. Adesso la contaminazione si è estesa fino a minacciare concretamente i palmizi presenti nel Lazio.
La Sicilia, presentando circa trentamila piante attaccate, detiene forse il record dell’infezione per la quale non vi è al momento nessuna cura se non alcuni sistemi protettivi, per le piante non ancora infestate, di tipo endoterapico.
Come al solito si è dovuto attendere che il danno fosse grave, forse irreparabile, prima che il Ministero nel 2007 ne disponesse la lotta obbligatoria.
E pensare che il modo di combattere questa vera e propria calamità era , in origine, semplice: quello di eliminare fisicamente le piante attaccate mediante eradicazione e triturazione , cosa di cui avrebbero dovuto occuparsi gli organismi preposti alla tutela del paesaggio e cioè lo Stato nelle sue diverse articolazioni. Sarebbe stato a quel punto più semplice operare la sostituzione di un relativamente modesto numero di esemplari, riducendo così il propagarsi dell’infestazione e salvaguardando la conservazione di un bene paesaggistico.
Paesaggio è anche risorsa naturale, sfruttabile, e quale miglior risorsa naturale possediamo in Sicilia se non il sole, di cui godiamo del maggior numero di ore in Europa.
Abbiamo dovuto attendere questi giorni perchè la Regione si dotasse di un suo piano energetico, strutturato anche attorno a questa risorsa. Bisognerà attendere forse ancora del tempo perchè le norme urbanistiche ed edilizie compiano un più deciso e concreto passo avanti nell’incentivazione dell’uso di questa energia, senza improvvisazioni e scorciatoie, che rappresenta, con tutti i limiti di cui abbiamo già in precedenza trattato, una possibile occasione di miglioramento della qualità complessiva dell’edificato, sia in chiave di sostenibilità sia in chiave estetico-formale, purchè si abbia la consapevolezza che, senza un approccio etico-qualitativo, finiremo per disseminare le nostre città di sgradevoli pannelli che distruggeranno un’altra risorsa egualmente importante in se e quale elemento del paesaggio, la qualità residua del decoro urbano.
Sono solo due esempi di come l’evoluzione dei problemi e delle condizioni richiedano risposte certe, rapide ed efficaci, anche nel campo della programmazione territoriale ed urbanistico-edilizio, cosa che è strutturalmente lontana dall’attuale sistema e che sarebbe ormai tempo di fortemente innovare.







