Le capitali europee sono state meta tra le più gettonate nel periodo vacanziero. Parigi, Copenaghen, piuttosto che Berlino o Madrid si riempiono di turisti anche italiani che vi vanno per scoprine o riassaporarne gli ambienti ed i luoghi tipici, le piazze ed i palazzi storici, i locali alla moda o gli shopping center che poco o nulla hanno dei nostri centri commerciali, ricchi come sono di identità e di qualità spaziali. Una visita
più attenta a queste città, mostra al viaggiatore più sensibile anche un altro aspetto: la capacità di queste città di rinnovare, innovare se stesse.
Da un anno all’altro nuovi episodi architettonici, nuovi brani urbanistici cambiano, con un continuo processo evolutivo, il volto di queste città, pur garantendone sostanzialmente l’immagine consolidata. Avviene cioè
quel fenomeno di rinnovamento, attraverso processi di sostituzione , addizione, recupero, che porta queste città ad essere come un organismo vivente che, biologicamente, rinnova passo dopo passo le sue cellule e si modifica, adattandosi all’evoluzione naturale del tempo e delle necessità. Alcuni amici di recente rientrati da un breve soggiorno a Londra raccontano di una metropoli in continuo fermento, uguale a se stessa ma al contempo diversa da quella vista solo due o tre anni fa. Diversità che và al di là di qualche nuovo edificio.
Certo, non tutte le iniziative sono da considerarsi positive; per esempio qualche volta, la carenza di una diffusa cultura dei valori storici o etno-antropografici, fa sì che possano perdersi edifici o ambiti urbani di qualche pregio ma, in linea di principio, il risultato finale è l’incremento del valore complessivo urbano, l’incremento dell’appetibilità turistico-economica di queste città nella competizione planetaria.
E da noi? Fenomenologie urbane come quelle sopra descritte sono assolutamente rare se non pressochè impossibili. Per tanti motivi: le procedure tecnico-amministrative cui gli operatori del mercato immobiliare sono sottoposti in Italia sono tra le più complesse e farraginose del mondo conosciuto. Pensare, in Italia, di organizzare una ristrutturazione urbanistica mediante la rimodellazione di un quartiere, magari per renderlo più vivibile, con più verde, con spazi urbani adeguati, costituito da edifici di pregio architettonico
(che non vuol assolutamente dire di lusso e costosi) è opera titanica, anzi, considerando i risultati di qualche operazione tentata in passato, sconsiderata. Ciò che nelle altre regioni europee è possibile in pochi anni se
non i mesi, dalle nostre parti richiede, senza alcuna garanzia di concludere felicemente l’operazione, decenni.
Si dirà, le regole e le leggi sono necessarie per garantire i diritti di tutti: verissimo in linea di principio; se non che l’esperienza pratica dice che tutta la mastodontica impalcatura di leggi, norme regolamenti statali, regionali, provinciali, comunali, di quartiere, nulla tutelano rispetto alla qualità pratica, quella che poi interessa la collettività, ma hanno il solo effetto di creare un sistema di barriere, di vincoli, di ostracismi fatto per "non" fare e non per meglio fare . Ora, negli anni passati questo è stato un lusso che, magari a fatica, l’Italia si è potuta permettere. Gli attuali difficili tempi ci dicono che ciò non è più possibile ed il mondo lo ha capito. Speriamo che anche chi ha la responsabilità , ai vari livelli, di governare la nostra società lo capisca pure.







