Costruire e vestire, questione di moda

L’evoluzione dell’uomo, il suo modo di essere in relazione ai progressi della conoscenza, si testimonia anche attraverso la comunicazione estetica. Le arti figurative hanno sempre seguito questa evoluzione. Tuttavia due forme espressive più in particolare hanno seguito percorsi paralleli, spesso contaminandosi reciprocamente.

Moda ed architettura hanno in comune il “vestire” il corpo dell’uomo, il corpo fisico ed il corpo ambientale nel quale l’uomo si muove, lo spazio. Queste due entità si pongono  spesso in relazione attraverso la loro trasposizione fisica. Basta andare con la mente al seicento e confrontare gli abiti maschili e femminili dell’epoca con l’architettura barocca: forme ampie, avvolgenti e trionfanti, hanno ricoperto i corpi umani e hanno caratterizzato l’espressione fisica dello spazio.

Il nostro tempo vede ancora, nella moda e nel design,  la contestualizzazione del gusto e dello spirito dei tempi; se Chanel negli anni ’20 liberava la donna da orpelli, trini e merletti, restituendole la sobrietà necessaria dopo il disastro della Grande Guerra,  nello stesso periodo iniziava la ricerca di Le Corbusier che liberava gli edifici dalle rigidezze proprie delle costruzioni in muratura utilizzando la nuova tecnologia del cemento armato per realizzare case a pianta e prospetto liberi.

Nei primi anni settanta Giorgio Armani toglieva dalle giacche le spalline, le sottostrutture e le rigidezze; contemporaneamente iniziava il processo architettonico del decostruttivismo che ancora in tempi recenti vede una certa parte della cultura architettonica proporre edifici liberati dal loro peso e dalle rigide regole della geometria euclidea, certo, a volte con qualche esagerazione.

Non mancano gli esempi di architetti che si sono occupati di moda e grandi couturier che si sono cimentati con il design architettonico. A partire da Hoffmann, che nei primi del novecento disegnava anche abiti mentre, nello stesso periodo, Poiret realizzava le sue creazioni collaborando con architetti. Dopo la seconda guerra mondiale Balenciaga ha importato sui suoi abiti il rigore geometrico delle  costruzioni razionaliste e del moderno  e poi negli anni settanta Ferrè, sarto –architetto, realizzerà le sue creazioni utilizzando il linguaggio dei segni , delle forme e dei colori , tipico dell’architettura.

Anche i nostri giorni  vedono nel linguaggio dei segni e dell’estetica l’espressione visuale delle contraddizioni e delle opportunità che la comunicazione planetaria portano alla esperienza di tutti.

Se nella moda assistiamo  ad espressioni diverse, contraddittorie e tuttavia contemporaneamente presenti, lo stesso riscontriamo nell’architettura, dove convivono edifici frutto di un attento studio funzionalista, che trovano nei rapporti geometrici la loro  espressività materica e formale, con edifici di forma libera, a volte ai limiti della logica statica, che fanno della loro “anarchia” geometrica il modus espressivo della complessità e della tensione sociale che il mondo vive.

Moda ed architettura, in maniera più evidente di altre arti, intercettano il gusto, il sentimento di un’ epoca, di una società; non a caso le grandi firme della moda si rivolgono alle grandi firme architettoniche per realizzare i propri spazi di lavoro, per riuscire a comunicare il loro modo di essere artisti. E’ un modo per rendere esplicito, già sulla strada e quindi nello spazio urbano,  l’essere, queste due discipline, inscidibilmente legate nel rappresentare l’uomo ed il suo tempo.

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