IL TEOREMA DELLO ZERO (codice binario dell’ambiente)

Km zero, saldo volumetrico zero, cemento zero, consumo zero di suolo, near zero energy building, zero waste… sembra che quando si parla di sostenibilità energetica e bioambientale tutto debba ridursi a #zero. Una visione superficiale dei nuovi modelli comportamentali, che potrebbe portarci ad averne una percezione negativa, oscurantista e avversa al rifiuto totale di modelli produttivi consolidatisi dalla rivoluzione industriale e fino a tutto il novecento, che sono stati la base della crescita sociale ed economica delle società occidentali e non solo e per ciò, in qualche modo, rassicuranti; questo può spaventare un certo mondo economico e una parte della società, producendo resistenze e ostilità verso pratiche di sostenibilità, necessarie e ineludibili, come comunicate attraverso questi semplici slogan. A ben vedere però, allo zero degli slogan si associa, nelle conseguenze, il molto più in tante altre cose: ad esempio allo zero sul consumo di suolo corrisponde il mantenimento di suolo naturale, spesso agricolo e permeabile, che è risorsa non riproducibile destinata alla produzione del cibo e alla valorizzazione del ciclo dell’acqua, beni primari sulla cui disponibilità ci sono gravi disparità tra il sud e il nord del mondo che costituiscono le principali cause di guerre e migrazioni di cui tanto oggi si parla; come pure significa la permanenza e la possibilità di sviluppo dei sistemi vegetali, che hanno il compito di depurare l’atmosfera dai tanti inquinanti e dall’eccesso di CO2 prodotti dai nostri modelli di vita. Altrettanto, sempre per esempio, gli edifici a consumo di energia vicino allo zero (Nzeb) oltre alla drastica riduzione delle emissioni -il che significa avere aria (la respiriamo) molto più salubre- hanno la piacevole conseguenza che è necessario molto meno denaro per ottenere l’energia per le nostre case, che così resta disponibile per altre necessità. Lo stesso dicasi per il saldo volumetrico zero o per lo zero cemento, che incidono l’uno sul valore economico del patrimonio immobiliare e l’altro, anche, sullo sviluppo di materiali da costruzione più efficienti e ad alta riciclabilità… Che poi, lo zero non rappresenta un valore assoluto, un dogma; è solo l’invito ad una tendenza, per la quale diventa preponderante il senso di responsabilità verso il futuro del pianeta e quindi il benessere dei nostri figli. Consumo di suolo zero, o zero cemento, non significa affatto che le attività della filiera edile dovranno fermarsi. Vuol dire, al contrario, che esse dovranno svilupparsi di più e meglio, tendendo alla valorizzazione di quanto già costruito e al riuso di suoli già impegnati. Significa soltanto modificare complessivamente, in positivo, un ciclo economico, produttivo e comportamentale non più adatto alle necessità del pianeta e, a scala più piccola, delle comunità locali. Il progresso insomma! Un po’ come la rivoluzione dello bit, zero-uno, nel mondo dell’intelligenza artificiale del quale, qualche decennio fa, Kubrick ci mostrò l’aspetto oscuro (vi ricordate il computer HAL che si ribella all’equipaggio dell’astronave?) e che ha invece stravolto, in positivo, le nostre vite.

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